A due anni dal giugno 2017, data entro la quale i condomìni con riscaldamento centralizzato o teleriscaldamento avrebbero dovuto mettersi in regola, partono le ispezioni sulla contabilizzazione del calore con pesanti sanzioni da 500 a 2.500 euro per ogni proprietario degli stabili «inadempienti».

I controlli, con la minaccia di sanzioni, hanno l'obiettivo di far ripartire un mercato che sembra essersi fermato: le industrie del settore, dopo un primo boom, da un anno e mezzo hanno visto ristagnare le richieste sia di prodotti da installare sia di servizi di contabilizzazione. Qualcosa si è bloccato e la copertura nelle zone di maggior interesse per motivi climatici non supera il 50%.

 La competenza in questa materia è delle Regioni che solo da poco si sono organizzate con i registri. A parte Emilia-Romagna e Toscana, che hanno centralizzato queste attività, le altre Regioni hanno demandato i controlli ai Comuni con più di 40 mila abitanti. Per i municipi più piccoli opereranno, invece, le città metropolitane. E ogni realtà si attrezza in maniera diversa e più o meno efficace.

La delega alle città

Comune di Milano: si avvale di 45 ispettori della società in house Amat e ha stanziato 20 milioni di incentivi per interventi di efficienza energetica con accordi con le banche per finanziamenti agevolati. La città metropolitana di Milano controllerà 143 Comuni con ispettori Amat e 6 accertatori certificati per la raccolta dei dati dai responsabili di impianto.

Piemonte: il registro (Cit) non obbliga i manutentori a caricare le relazioni che giustificano la mancata realizzazione della contabilizzazione. Torino e città metropolitana effettuano i controlli attraverso gli ispettori Arpa. Sono state irrogate già una decina di sanzioni. Un tavolo tecnico tra Regione e ordine degli ingegneri scriverà le linee guida per esaminare le relazioni di non convenienza economica della contabilizzazione.

Liguria: un esempio virtuoso è da Genova che ha un proprio registro dei 6mila condomìni censiti e provvede ogni anno alle verifiche, tramite la società Multiservice, su 1.500 di essi assicurando in 4 anni verifiche su tutti gli impianti. Occorrerà però un anno prima che il registro regionale della Liguria (Caitel) si interfacci con il registro di Genova.

Veneto: tra le Regioni del Nord è quella più indietro. Nel registro regionale (Circe) sono censiti 1,7 milioni di impianti. I controlli sono demandati a 16 Comuni sopra i 30 mila abitanti, alla città metropolitana di Venezia e alle province. Le risorse per i controlli sono esigue, perché la Regione ha abolito il pagamento del bollino per gli impianti. Ma la provincia di Treviso ha iniziato accertamenti severi, quella di Vicenza ha aperto un bando per verificatori. Qualcosa si muove anche a Venezia e Padova.

Toscana: ha centralizzato i controlli demandati ai 30 ispettori dell’agenzia regionale recupero risorse (Arrr). Le ispezioni avvengono a fine stagione per consentire l’adeguamento durante i mesi estivi. Il 65% degli impianti centralizzati è dotato di sistemi di contabilizzazione.

Emilia-Romagna: controlli, ispezioni e sanzioni sono accentrati nella società in house Ervet che entro fine 2019 censirà 1,8 milioni di impianti servendosi del catasto regionale (Criter) che a breve dialogherà con il Sace (Sistema accreditamento certificazione energetica degli edifici). Ora 150 ispettori liberi professionisti stanno iniziando i controlli i cui costi sono pagati dai bollini relativi al libretto di impianto.

Lazio: comincia ad attrezzarsi con il suo registro regionale. Intanto Roma città metropolitana ha dato in concessione per quattro anni i controlli a una società privata, che si remunererà con il pagamento del bollino blu e con i proventi da ispezione pagati dai proprietari o terzi responsabili.